News condominio
Notizie utili per l'Amministratore di Condominio
RENELLA, ARENULA, REGOLA
Uno dei miei primi articoli su Dossier Condominio (luglio-agosto 2010 n.118, La sassarolata) era dedicato alla storica rivalità tra i romani delle opposte rive del Fiume
Costume di una Roma "papalina" che non c'è più, ma che perdurava ancora fino alla fine dell'800, nonostante le rivoluzioni urbanistiche e sociali in corso, conseguenti alla "conquista" piemontese: i Trasteverini, prestanti e fumantini, si fronteggiavano con i fieri e tradizionalisti Monticiani di nobile schiatta, dai quali si distinguevano anche per sottigliezze di linguaggio. I Monticiani eredi del latino, i Trasteverini inquinati dalle tante etnie che nei secoli avevano caratterizzato la popolazione dell'oltre Tevere, considerato luogo malfamato e ricettacolo di genti indesiderate nell'Urbe.
Il Fiume separava i due rioni creando spiagge sabbiose per i depositi della corrente, rallentata dall'ostacolo dell'Isola Tiberina. Ma attenzione ai termini: il Fiume era sacro, e anche i termini che gli si riferivano erano particolari. Non c'era la spiaggia, ma la "ripa". Non esisteva il fango, né la mota, ma il ben più nobile "limo". Non c'era la sabbia, come al mare, c'era la "rena". Ma quella della riva sinistra si chiamava "arenula", (dal vocabolo latino), quella in riva destra più volgarmente "renella". E ve ne sono rimasti evidenti i toponimi: in riva sinistra via Arenula, che dal Campo Marzio portava al Fiume; sulla riva opposta, via della Renella in Trastevere che lo costeggiava. I Trasteverini che (a loro rischio!) volevano "passare ponte" dovevano usufruire di Ponte Sisto, o degli antichissimi Cestio e Fabricio appoggiati sull'Isola Tiberina: solo nel 1888 fu inaugurato Ponte Garibaldi.
Lo stesso Rione Regola, che è quello che costeggia il Fiume, deriva il suo nome da arenula, per l'ampia distesa sabbiosa che lo caratterizzava: una rena finissima quasi polverosa, formata dal limo essiccato, per cui la località si chiamava anche "polverone". Vi si giungeva da un Vicus pulveratus, che anticamente attraversava la contrada dei Caccabarii, toponimo derivato dall'antica chiesa di Santa Maria in Caccaberis, dedicata ai fabbricanti di catini di rame, che nel medioevo prese il nome di S. Maria dei Calderarii, poi abbattuta nel 1881 per i lavori di ampliamento dell'attuale via Arenula.
Le informazioni più interessanti in merito ci pervengono dal Cracas, il diario di notizie fondato nel 1716 da Giovan Francesco Chracas e continuato in varie forme, periodi e proprietà fin quando nel 1887 Costantino Maes ne riprese la forma originaria di "notiziario romano" che durò fino al 1894.
Lo spunto si ha dal ritrovamento, durante lavori di sterro, di un collare di bronzo identificativo di uno schiavo fuggito [da Cracas, III Serie, 18 febbraio 1894, Anno II, n. 7]:
«Trovo in una preziosa nota del ch. De Rossi "...la contrada dei caccabarii, ove abbiamo rinvenuto il collare, è compresa nella regione appellata nel medio evo Arenula, per la sabbia delle rive del Tevere quivi più copiosa e depositata in distesa più ampia, che in altre parti delle sponde urbane del fiume. Anche oggi una delle diramazioni della via Arenula maior, lungo il palazzo Capo di ferro (poi Spada), mantiene il nome del Polverone". (G. B. De Rossi. Collare di servo fuggitivo novellamente scoperto. Bullettino della Commissione Archeologica Municipale di Roma. Anno XX. Serie. 4a Fasc. 1. Gennaio-Marzo 1892; pag. 17).
Il ch. De Rossi congettura che questa località avesse anticamente l'omologo nome di Vicus pulveratus, deducendolo dalla formola topografica che si trova nell'epigrafe incisa sul collare del servo fuggitivo rinvenuto nel Rione Regola tra il vecchio quartiere degli Ebrei e la piazza di S. Carlo ai Catinari, così espressa: SERVVS SVM DOMINI MEI SCHOLASTICI V SP [viri spectabilis] TENE ME NE FVGIAM DE DOMO PULVERATA; e conclude che esso collare "facilmente giaceva involto in macerie provenienti dalla poco lontana domus pulverata. Se è così, avremo indi appreso l'antico nome del vicus, al quale succedette nel Medio Evo la regio Arenula; cioè vicus pulveratus con la domus pulverata. Questa conclusione topografica è congetturale; ma parmi assai verisimile, per non dire di più".
Altro che Renella, coll'insabbiamento mostruoso del ramo sinistro dell'Isola Tiberina, regalo della moderna sapienza idraulica!»
Quest'ultimo commento non rende onore all'opera salvifica dell'ing. Angelo Vescovali, Capo dell'Ufficio Idraulico Municipale e dei tecnici comunali, che con il loro impegno riuscirono a vanificare i vari progetti di deviazione del corso del Tevere o dell'eliminazione dell'Isola Tiberina, demenziali proposte di personaggi carismatici come Garibaldi (che doveva fare l'eroe dei due mondi e non l'urbanista). Purtroppo la fama dell'idolatrato condottiero avrebbe permesso che fosse attuato il suo progetto di deviare il Fiume, e ci vollero la scienza e l'insistenza di Vescovali e della sua squadra per far approvare (e di corsa) la costruzione degli orridi ma indispensabili muraglioni previsti dall'ing. Raffaele Canevari, prima che il furor di popolo prendesse il sopravvento sulla ragione.
Ma ora, tornando all'argomento dei Rioni (originariamente 14, le Regiones Augustae, divenuti 22 dal 1921) ecco gli stemmi dei due "nemici": la Regola che ha per stemma un ariete rampante argentato su sfondo azzurro; di fronte, il Trastevere, con lo scudo rosso porpora con una testa di leone in oro di profilo con le fauci spalancate. Manco a dirlo, uno stemma bianco e azzurro, l'altro giallo e rosso...!























