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Chi si incontra al Verano

Fra i luoghi meno visitati e conosciuti di Roma, forse per l'atmosfera malinconica che vi aleggia e i ricordi chi ci ripropone, annoveriamo il Cimitero Monumentale del Verano


Non tutti sono interessati alla bellezza del luogo, anzi, al suo fascino. Molti si limitano a una frettolosa visita alla tomba di famiglia, al luogo di sepoltura dei loro cari estinti, e spesso soltanto nel periodo cupo delle ricorrenze novembrine. Pochi si soffermano a contemplare la maestosità dei manufatti e degli edifici, la ricchezza di opere d'arte, la natura con le sue essenze, l'atmosfera di sacralità che ne emana.

Eppure vi si organizzano regolarmente visite guidate, sempre più spesso gruppi di persone vengono accompagnati da guide turistiche per escursioni dirette a far conoscere le rarità monumentali che caratterizzano il nostro primo cimitero, ma anche a spiegarne la sua evoluzione storica. E nel periodo primaverile l'aura mesta è attenuata dall'esplosione della natura.

La sua creazione avvenne per iniziativa dei Francesi che occupavano Roma, quando Napoleone nel 1804 con l'editto di Saint Cloud impose che le sepolture dovessero svolgersi fuori delle mura cittadine, anziché, come si usava generalmente fino ad allora, all'interno delle chiese, dove le famiglie più facoltose e importanti erigevano per sé e per i posteri veri monumenti funerari. Si realizzò quindi un cimitero sull'antica proprietà della storica famiglia romana dei Verani, sul luogo dove era stato sepolto san Lorenzo e dove era poi sorta l'omonima basilica, sulla via Tiburtina: vi operarono gli architetti Giuseppe Camporese, Raffaele Stern e Giuseppe Valadier. I lavori iniziati nel 1811 furono sospesi con la caduta di Napoleone nel 1814, ma ripresero col papa Gregorio XVI dopo il 1830 e furono portati a compimento dall'architetto Virginio Vespignani su incarico di Pio IX intorno al 1848. Luogo di contemplazione, di raccoglimento, immerso nel verde e nel silenzio, invoglia alla meditazione e passeggiando tra le tombe monumentali si scoprono storie, leggende, personaggi anche insospettati con le loro vicende e quelle delle loro famiglie, spesso immortalate sul marmo dagli eredi a perenne memoria.

Un luogo emblematico, a tale proposito, ed è infatti il più frequentato dagli studiosi e dai gruppi di visitatori, è il Pincetto Vecchio, il "reparto" più antico situato su una collinetta dove si incontrano tombe e cappelle spettacolari nella loro concezione e spesso nella ricchezza di particolari architettonici: sono un pò il simbolo dell'importanza dei personaggi sepolti, della classe sociale delle loro famiglie, spesso ridondanti di fregi e statue; tombe che purtroppo col passare degli anni sono sempre più in abbandono.

Un incontro al Verano che merita una riflessione è quello, inatteso, con le tombe di alcuni personaggi che hanno fatto la storia ma dei quali le sepolture sono purtroppo obliterate.
Sul Piazzale Circolare, al colmo del Pincetto Vecchio, passeggiando fra le cappelle più ricche e sontuose, ci si imbatte in altre tombe più o meno abbandonate, tra le quali, seminascosta tra i cespugli e la vegetazione incolta, quella di Leonida Bissolati (1857-1920). L'importante statista è ricordato sul marmo del suo monumento funebre da diverse dediche: tra quelle dei sodali delle sue iniziative politiche e sindacali, ne spicca una, opera di Gabriele d'Annunzio, come sempre nello stile aulico del Vate: "Partita è sui venti ebra di libertà l'anima dolce e rude / di colui che cercava una patria nelle altezze più nude / sempre più solitaria". E qualche mano pietosa si è preoccupata di pulire il marmo incrostato dalle intemperie per dare risalto ai testi e ai versi scolpiti.

A pochi passi, tra erba alta e arbusti, emerge la semplice tomba del Generale Alberto Pollio (1852-1914), che fu uno dei protagonisti dell'attività militare nazionale e fu stroncato da un malessere (che qualcuno considerò sospetto) quando, già Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, stava per essere designato Comandante in Capo delle Forze Armate in vista dell'entrata dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale.

Non molto distante, la tomba a terra del Generale Giulio Dohuet (1869- 1930), pioniere del volo aeronautico e anche lui protagonista, pur se contestatario, della condotta della guerra e della politica italiana, in stretto rapporto con Bissolati.

Per gli appassionati di coincidenze, fa riflettere il fatto che tre personaggi legati da vicende storiche concomitanti, in un periodo complesso della nostra storia, si ritrovino così vicini anche nella sepoltura all'interno del Verano.


Sandro Bari, Direttore Rivista "Voce romana" © Riproduzione riservata
Dossier condominio 212/2026